giovedì 29 ottobre 2015

É nostra patria Genova

Simon Boccanegra, Carlo Felice, 25 ottobre 2015

Simon BoccanegraFranco Vassallo
AmeliaBenedetta Torre
Gabriele AdornoGianluca Terranova
FiescoMarco Spotti
Paolo AlbianiGianfranco Montresor
PietroJohn Paul Huckle

DirettoreStefano Ranzani
Regia e sceneAndrea De Rosa
AllestimentoFondazione Teatro La Fenice - Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro del coroPablo Assante
Coro Teatro Carlo Felice
Orchestra Teatro Carlo Felice

L'opera ambientata a Genova, allestita a Genova. Ovvio che il mio spirito corsaro mi riporti a Genova.

Regia che sceglie di mettere in scena i due elementi essenziali ma eterei dell'opera: Maria e il mare. Maria è un angelo bianco che appare in scena per vegliare su Amelia e Simone; il mare è un video proiettato sull'intera quinta, incombente su tutte le scene. Bello assai, ma non dà la sensazione di essere a Genova, non fra quei quartieri dove l'opera per buona parte è ambientata. Verdi lì abitava e ha fatto in modo che il mare sia così come lo si vive nei caruggi: presenza costante ma semi-invisibile. Suprema poesia per il mio cuoricino genovese, il mare, dentro le mura, si intravede solo nei piani alti del Palazzo Ducale, destinatario dell'estremo, solitario sfogo di Simone. So che invece avere il mare sempre davanti al naso è una scelta condivisa da molte produzioni differenti, ma è lontana dal mio modo di sentire. 
Per il resto il palcoscenico era dominato da un rettangolone kubrickiano, nero e imponente, che di atto in atto, con poche modifiche minimaliste, si trasformava nei vari palazzi. Gusto minimalista anche per i costumi. Tutti vestiti di nero, con i capelli lunghi e bianchi e dalla voce di baritono o basso... fortuna che conoscevo l'opera, perchè se mi fossi dovuto fidare dei miei sensi, dalla mia postazione in piccionaia, avrei fatto molta fatica a distinguere chi stava cantando. E forse non sono scampata a questo tranello, temo di aver applaudito più Paolo che Fiesco, quando avrei voluto fare il contrario.

Immagine rubata dal sito dell'Ansa

Temo che il cast artistico sia cambiato tre o quattro volte nel giro di un mese. Poco male per me, che ho scoperto in Franco Vassallo un Boccanegra da leccarsi i baffi. Alla fine gli ho urlato un sonoro e sentito braaavooo, ma se sapevo che era al suo repentino debutto nel ruolo gliene urlavo anche cinque o sei. Anche Marco Spotti, splendida voce, è stato un Fiesco di tutto rispetto; forse all'inizio uno spirito non troppo lacerato, ma poi altero e vendicativo così come dev'essere. Spicca su tutti però Gianluca Terranova, eroico Adorno, dalla voce squillante e dal temperamento... come dire... novecentesco, ecco! E comunque più gente c'era sul palco più le cose funzionavano, non a caso il concertato della scena del senato è stato applauditissimo per diversi minuti. 
Qualche scivolone nella direzione di Stefano Ranzani sembra abbia infastidito solo me.

Anatema finale sulla signora fra il pubblico che, dopo un lungo cambio scena, decide di scartare una caramella all'inizio dell'aria di Amelia. Io dico scartare una caramella perchè voglio essere razionale, in realtà il rumore che faceva è stato registrato dal mio cervello come l'inconfondibile struscio sulla confezione dei biscotti lagaccio quando fai colazione la mattina. 


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